.

Potete tagliare tutti i fiori, ma non potete impedire alla primavera di ritornare (Mao tse-tung)

sabato, novembre 14, 2009

casa mia

Tutto è iniziato con una sigaretta rollata su una sedia impolverata di calcinacci,
lo stereo era già sistemato alla bella e meglio nell'angolo della sala,la casa sapeva ancora di cantiere e vi regnava un silenzio da luogo abbandonato. Ho infilato la mano nella tasca dei Jeans sporchi di vernice e impolverati per cercare l'accendino. Tasca destra... niente, tasca sinistra qualche sassolino...niente, ho iniziato a percepire che la seduta non era delle più comode e l'accendino sarebbe potuto essere nella tasca posteriore. Eccolo! il solito bic bianco. Un rumore della pietra focaia e poi la fiamma. Il primo tiro è stato con lo sguardo perso nel vuoto, poi mi son la mano destra è andata a cercare il tasto play. La stanza vuota ha iniziato a illuminarsi della luce tragica del tramonto di fine estate, filtrava dai condomini di krasnodar come se il sole stesse appoggiandosi la. E' partita la musica. non ricordo nemmeno più cosa fosse ma è stato in quel momento che ho capito di essere arrivato a casa mia. E quel pavimento sporco, quel muro da finire di tinteggiare, quelle stanze da riempire hanno preso un altro significato.

lunedì, novembre 09, 2009

il nuovo capitolo

scritto il 28/09/09 Parco di Monza.

E' così che termina un capitolo. Ormai vicinissimo ai trenta cammina su una strada lambita da campi d'avena illuminati dal primo sole del mattino. La cascina alle sue spalle iniziava a svegliarsi, le prime voci i primi movimenti accompagnati dai cinguettii dei passeri. Doveva essere il primo giorno di corso alla scuola di agraria, ma il corso sarebbe iniziato solo domani. La sua disattenzione per le date, la convinziona basata sulla logica: inizio = lunedì, il suo disorientamento da quando aveva smesso di portare l'orologio. Così aveva riscevuto in omaggio un giorno VUOTO, come non capitava da tempo. Dopo mesi di lavoro convulso e accartocciato si era trasferito nella sua casa nuova. Era riuscito. Anche se in certi momenti credeva di non potercela fare più e di dovere rimanere nella casa natale ancora per molto. Poi ci si era messo anche il lavoro a complicare le cose, contratto, contrattazioni e braccia di ferro tra orgoglio e gesti educativi, Uno strazio!. Ed è così che termina il capitolo, con un ragazzo che si sdraia sulla panchina di legno posta su una piccola collinetta al sole. I suoi sandali bagnati di rugiada dei prati della scuola, sono li appoggiati sotto la sua testa, dentro ci sono ancora i sassolini caricati durante la corsa per ridurre il ritardo alla prima lezione. Gli scoiattoli saltellano da un albero all'altro gettando i gusci della lora colazione, persone in tenuta da jogging si sistemano la coscienza dalle prime ora del mattina e le nonne spingono i passeggini adorandone i contenuti. Sulla panchina lui chiude gli occhi appoggiando la testa alla sua borsa da scolaro. Il capitolo termina con questa pagina scritta in mezzo a pagine scarabocchiate e altre ancora bianche.

scritto del 1/10/09 treno Bo-Fe

Semplificazione è la parola ricorrente. Da giorni rifletto su questo, ne parlo leggo e ascolto. Semplicità. Certo non credo di avere una vita complessa, un meccanismo compulsivo mi punzecchia facendomi credere insoddisfatto di quel che possiedo di quel che faccio e di dove mi sto dirigendo.
Il fulcro è dove sto andando e dove voglio andare, Voglio andare verso al semplicità è quella che ancora mi stupisce facendomi tornare bambino e non so come questo si traduca nel complesso linguaggio del mondo che abito. Ma so che la strada che sto percorrendo per raggiungerla sembra veramente tortuosa e Complicata. Sto sbagliando.
I miei piedi oggi sono stati due ore a contatto con l'erba del giardino della scuola di agraria. Hanno conversato con la terra e hanno giocato con i fili d'erba. La semplicità inizia dal basso. Ora sta tutto nel farla salire attraverso tutto il corpo fino a contagiare la mia mente già infetta.
E' l'immersione nel caos di questi giorni nella vita brianzola fortemente contrastante rispetto allìatmosfera della scuola che mi ha riaperto i canali. E' il libro "vagabondng" che mi ha dato spunti di riflessione, è il confronto con gli altri corsisti che mi ha acceso la voglia di comunicarlo. A tavola Silvio parlava di massimi sistemi, di clima, di grandi problemi del pianeta. Lui aveva teorie e soluzioni complesse e tornava sempre a invischiarsi nel solito concetto del profitto, nel tunnel del capitalismo... unico vero prolblema..
La gente in treno non legge più. alimenta il caos parlando al cellulare, battendo tasti di portatili, digrignano i denti per i pensieri del lavoro mentre il controllore gira bucando pezzi di cartone costoso. Vestito in jeans e camicia FFSS scuote la testa facendo dondolare il suo elastico azzurro di spugna, lasciando intravedere la semplicità che ognuno porta con se.

domenica, settembre 20, 2009

Lavoro senza meta

scritto del 10/09
Si sentiva chiaro il rumore dell'acquario, un fruscio della girante in ceramica della pompa per il ricircolo, costante e regolare. Era buio dappertutto e sembrava tutto molto tranquillo e immobile. Venivo trasportato dai pensieri alle mie giornate di lavoro... ore perse pensando a come migliorare o a come credermi migliore elucubrando su principi fisici su pressione, attrito, flusso e moto bernoulliano mentre con l'idropulitrice lucido giostrine plastiche degli asili non a norma. Compilo schede di sicurezza in modo molto professionale, fingendomi tecnico del settore, pignolo e ben informata sulla normativa. Mentalmente mi autovaluto con telecronaca in tempo reale del mio lavoroin stile bruno pizzul con commento tecnico di casiraghi. Mi illudo
da solo .
in astinenza da gratificazioni, mentre i minuti passano e mi avvicinano alla sveglia delle 6 di domattina che sarà il primo giorno di lavoro senza meta.

mercoledì, settembre 02, 2009

lo yogurt al giardino

Più o meno era così che facevo per riordinare le cose nella mia testa, le scrivevo. Cercavo di esprimermi in una prosa a frasi brevi e secche con metafore iperrealiste.
Intanto ascoltavo musica, anche se sul foglio non traspariva direttamente.
E' tanto che non mi prendo il tempo di farlo, è tanto e ne sento il bisogno. L'ho capito sabato, seduto in una panchina all'interno del reparto di psichiatria dell'ospedale di padova. Ero la dentro perchè ero stato attratto dal giardino, alberoni grossi e erbetta semi montana trascurata al punto giusto. C'era silenzio e tranquillità ed una luce stupenda che ho cercato di rinchiudere nella macchian fotografica di mia sorella. Sono entrato e mi sono seduto nelle panchine in fondo, dopo essere scappato dal fondo della chiesa dove sandro si sposava. Invece di un prete e due persone di spalla osservavo due persone sedute sulla panchina all'estremo opposto. Mangianvano yogurt come se fosse il primo pasto dopo un mese. Lo bevevano, infilavano la lingua dentro come formichieri, ne aprivano uno dietro l'atro e si leccavano i baffi. Lui era sui cinquanta, capelli bianchi e coda, accompagnava ogni movimento con gesti spaziosi, ampi movimenti di braccia seguiti dal corpo rigido. La signora di fianco a lui molto più giovane sembrava non riuscire a parlare, mugulava. Era grassa e barbuta, vestita di una tuta blu scuro con gli elastici alle caviglie. I due si prendavono cura reciproca e mangiavano yogurt a rotazione. Io osservavo e cercavo di raggiugere i miei pensieri rincorrendoli. Avrei voluto avere una penna ed un foglio li.
Ero in crisi per la casa. Sentivo la pressione degli ultimi lavori prima di entrarci.
Sentivo di perdere del tempo prezioso..Ero stanco e lo sentivo, le occhiaia erano sicuramente scure e dopo la sigaretta mi era venuto pure mal di testa.
Troppe cose, troppo da solo a farle. avevo un scheggia di legno conficcata nel palmo della mano, infetta e gonfia, che ogni stretta di mano matrimoniale mi causava un impulso nel tendine di achille facendomi sobbalzare.
avrei potuto non dare la mano e spiegare che none ra per maleducazione ma sai...
Non ne avevo voglia, meglio sopportare.
Fatto sta che a distanza di una settimana sono andato in malattia e mi farà sicuramente bene rilassarmi un po e cercare di far sgonfiare la bogna che mi si è formata.
Mi farà bene ma ieri mi ha causato sogni convulsi..
Un gatto mi ha ucciso il criceto, che non ho, con un gran spargimento di sangue. sporcando le piastrelle appena pulite. A cuasa di questo non riuscivo ad arrivare al lavoro ero come su una ruota del criceto, correvo ma qualcosa miportava indietro. Dimenticanze, necessità, chiavi.
Si perchè le chiavi ora sono il mio incubo, ne oho tre mazzi e per quanto le tenga insieme per lo più, devo sempre fare mille check up per controllare che ci siano tutte e in che ordine le userò...
Manie.

venerdì, luglio 10, 2009

Il sistema Casa

La ristrutturazione della casa è un sistema con almeno 10 variabili.

E in sistemi a 10 variabili la soluzione di solito è indeterminata. Almeno per le mie capacità di calcolo. La soluzione che richiedo è ovviamente il tempo e il denaro. E fin'ora le uniche ipotesi, scritte in alto a destra nel foglio, sembrano essere facilmente distrutte.

Alcune variabili non possono mai essere in concordanza di segno. Se la variabile idraulico ha segno più quella muratore ha segno meno. Il che non disturberebbe troppo se non fosse che queste variabili hanno tendenze opposte e non confrontabili, tali per cui, il risolutore, si trova di fronte l'arduo compito di mediare gli andamenti cercando di trovare soluzioni tecniche improvvisate.

Non trascurabili sono i fattori che improvvisamente entrano in una delle equazioni, fattori del tutto aleatori, che possono in men che meno ribaltare gli andamenti di una parte del sistema.

Il calcolo è continuo.

Mi pare ci fosse un principio della permacoltura che consigliava di lasciare che i sistemi complessi si autoregolassero.

Devo lavorare su di me per muovermi in quella direzione.

Le alchimie della casa.

I soldi passano dallo stato solido cartaceo allo stato vapore

Il tempo si contrae e si dilata senza scambio di calore

Volumi piccoli producono volumi grandi di macerie

La gravità agisce con fattore 1/2g sui forati.

Le parole hanno un effetto diverso dal significato che racchiudono


Assassini al G8

Che il G8 non fosse ben frequentato è noto da tempo. C'è chi individua il male nei manifestanti, chi negli 8, chi nella polizia, chi dappertutto e chi se ne frega.
Io sono preoccupato, ingenuamente preoccupato..
Uno dei 4 poliziotti condannati dal tribunale di Ferrara per "eccesso colposo in omicidio colposo" a 3 anni e 6 mesi, per l'omicidio di federico Aldrovandi, non era presente in aula.

Non era presente in aula perchè è stato mandato al G8.

Quindi, ragionando.. lo stato permette agli omicidi di continuare nel proprio compito di garanti della sicurezza. Lo stato lascia che degli agenti scelti per la loro “ottima condotta” vengano mandati in situazioni pericolose come viene considerata quella del G8

Ora dopo 8 anni capisco perchè.. perchè il G8 è pericoloso.. aveva ragione mia mamma ad aver paura a farmi andare.

domenica, giugno 07, 2009

le mie origini


Capita che poi si trovi da dire e tutto il cerchio si chiude grazie a Montse
perchè io dicevo di essere di antiche origini Basche
e le chiesi di fare un ricerca sul mio cognome
e lei lo ha fatto
con questi risultati
SOY UN NUMEN de la mitologia Basca
"Mari, personificación de la madre tierra, es reina de la naturaleza y de todos los elementos que la componen...."
la devo andare a trovare dentro la caverna in cui dimora

nulla da dire

E' la sera giusta per scrivere. ma non ho nulla da dire e non mi sento svuotato
Solo è tutto nella betoniera che gira e gira.Si rimescola.
Facendo rumori assordanti o silenzi invadenti.
la casa i miei talloni il lavoro le ferie il muratore e l'idraulico la permacoltura le offerte l'orto le zucchine e i riccioli biondi il geometra mia madre le persone lontane gli incentivi statali e lincurabile fuggitivo i rumori della mia bicicletta il caldo gli infissi la cucina verde la cas di spezie e l'insalata che non è nata, i pomodori e gli svantaggiati il negozio la vendita la malattia i bersagli mancati i clienti il prosciutto e le verdure le schede quadricromatiche il partitocomunista dei lavoratori e la malattia del mio pesco o traguradi la mia condizione .
tutto li che frulla

mercoledì, maggio 27, 2009

Della macchina caduta in acqua

si alza il vento soffiandoci in faccia tutti i nostri scarti.
asfalto bollente e polvere.
la gente attonita si ferma in mezzo alla strada
ancora in sella alla bici, guarda e non capisce.
Visi scavati e capelli grigio sporco scrutano il cielo
coprendosi con la mano a visiera.
Solo rami che si litigano e nubi che si muovono.
In centro il pregiudizio si incanala nelle vie
riflesso nelle vetrine dei negozi che ogni mattina vengono pulite
con panno bagnato e detersivo spray.
Donne con le gonne troppo belle e colorate sorridono camminando,
parlando strette strette nella loro lingua orientale.
Lo scontro con il passante le interrompe un attimo,
l'uomo si scusa e controlla se ha ancora il portafoglio.
E la mia bici scorre tra le persone senza volto,
in un volo senza ali e senza suono
Sono dentro ad una macchina fotografica caduta in acqua,
un immagine galleggiante su una pellicola bagnata,
fluttuo dentro i sogni rincorrendo i miei sogni
in un circolo poco virtuoso.
Procedo al ritmo dei pedali su percorsi immaginari,
intuendone i traguardi e scordandomeli alla prima curva.
E ora il mondo si è bloccato in attesa e in silenzio.
si lamenta con suoni sordi e si illumina di viola.
Poi tace, non piange. non innonda.

sabato, maggio 23, 2009

Empty box

fa caldo e il grasso del prosciutto si scioglie mentre lo si affetta, si vedono le goccie scivolare sull'affettatrice, uno schifo. Le mani si impiastricciano e non si riesce a tenerlo stretto, scivola e si fa fatica a tagliare. Devo adottare una posizione da lanciatore del peso, per ancorarmi bene. La gamba dietro, la destra, in appoggio contro il mobile del pane, la sinistra a controbilanciare contro il banco. Mandi avanti il prusciutto spingendo sul polpaccio. Il piede destro si alza e inizia a spingere il sinistro, quadricipite in tensione per la fase di ritorno.
-4etti signora ? - che gioia penso. Inizio. E non penso "che figata sto allenando polpaccio, quadricipite, pettorale e bicipite!".
No, non me frega niente.
Penso ai miei sogni di stanotte, penso al sole fuori e al caldo e alla camicia tecnica della quiquoqua il cui velo antisudore mi si appiccica alla schiena fradicia.
Penso, perchè oggi non riesco ad interessarmi ai clienti e alle cose che dicono.
Mi comporto da scatola vuota.
Il suono entra rimbomba ed esce come eco. E non è come nei miei sogni. Rispondo senza pensare a quello che dico rispondo con l'eco delle loro parole. Prima ho pensato mentre rispondevo ad una signora, si è offesa.. non ha capito la mia ironia o forse ha capito il mio sarcasmo.
La stessa domanda tutti i giorni non la reggo.
nemmeno in modalità empty box.
E' più forte di me, mi domando in continuazione come la gente voglia il commeso.
c'è chi deve sfogare le proprie delusioni e frustrazioni e in modo altezzoso da ordini e denigra.
Chi chiede tutto, chi vuole farti capire che "cioè anche io son dell'ambiente" e ti dice che "si aveva un negozio di prodotti bio", che "si ti capisco", che "oh si non sprechiamo",
"ohoh queste inutili bottiglie di plastica".
Si è difficile che ci sia un modo giusto di essere.
E difficile per loro e per me. Di sicuro ne faccio più tragedia del dovuto.
Di sicuro sono uscito dalla modalità empty box e non va bene.

lunedì, maggio 18, 2009

TerraMadre

Un agricoltore Russo intervistato durante "terramadre" di torino dice:
-sono venuto qui sentendomi solo a lottare in ciò in cui credo, ora vado sapendo che siamo in tanti e che ce la possiamo fare -
Il concetto ben espresso nel film-documentario è che ogni nostra azione è una parte di un enorme ingranaggio, ogni gesto d'amore, di cura, di contemplazione, nei confronti della terra riporta armonia.
Amore, pazienza e follia sono gli ingredienti fondamentali del cambiamento.
LA seconda parte del film ricorda come immagini e atmosfere i documentari di C.Nuridsany o J.Cluzaud, poche parole e inquadrature intime della natura, un elogio alla lentezza dei gesti, dei colori, dei suoni della natura.
Al cinema eravamo in 4...

venerdì, maggio 15, 2009

Il giorno in cui ho speso più soldi

Tutti in fila 5 uomini di fronte ad una donna, seduti in sedie grigioline di plastica.
Pancie ed altezze in scala, tratti simili. Firme simili. Modi e caratteri simil. 4 fratelli e un nipote. Il notaio, leggeva scandendo tutte le paroline, mentre pensavo alla sua prima volta. A quando per la prima volta avrà dovuto leggere l'atto di fronte ad una mini platea. Il brivido del suo lavoro. 4 assegni. 6 firme. Pochissime parole, molti inchini di affermazione. Pantaloni con la macchia d'unto e rumore di auto che passavano. Soffito con travi di legno nel suo studio Openspace. Un bicchiere d'aqua allo zio per la sua pastiglia. Qualche sorriso. Un viaggio in auto andata e ritorno uno spritz per festeggiare il giorno in cui ho speso più soldi della mia vita.